Archivi del mese: novembre 2011

Glocal che?!?

A vederli così, pensi che non ce la faranno mai.
Sono, nell’ordine: sei pensionate, un’ attrice, un fisioterapeuta, un grafico, due giornalisti,  un’assistente ai programmi, una restauratrice, un avvocato, una discografica, un bambino di due anni e mezzo, una bimba di 11 mesi e altre venti persone.  Numero totale partecipanti: 37. 
Persino il circolo anziani bocciofila non gli ha dato il permesso di utilizzare i locali per questa riunione. Continua a leggere

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Il signor N. e la signorina Giulia

Arrivò nel bel mezzo del pomeriggio e capì perchè quella grande città era così  ammirata nel mondo. Respiravi subito la storia, l’arte, la cultura in ogni suo angolo. Era maestosa, bella, intrigante. E per il signor N. sconosciuta. Aveva una settimana  a disposizione e pensava che con la sua misera lonely planet in tasca avrebbe concluso ben poco.
Così quando gli capitò tra le mani il volantino, non ci pensò due volte. Poteva permetterselo.
La mattina seguente si fece la barba e scese nella hall del grande albergo un po’ emozionato. Lei lo riconobbe subito. Si alzò dalla poltrona e gli andò incontro.
“Buongiorno signor N.  Mi chiamo Giulia e sarò la sua guida turistica personalizzata per questo suo soggiorno in città. Possiamo cominciare” Continua a leggere


Il giusto prezzo delle cose

1969.
C’era nell’aria come un odore di carta bruciata.
Vito infilò il vicolo a destra, scendendo verso il mare e guardò le sue scarpe sul selciato bagnato. Scirocco e arance in maturazione, pioggia appena caduta e tombini pieni di merda. Forse l’addizione di quegli odori dava quel tocco all’aria, come di carta bruciata. La mano in tasca controllò istintivamente che ci fosse il piccolo pacchetto rettangolare.
Superior, le migliori. Tagliò per via di Calascibetta e arrivò nella piazza.
Aveva appuntamento solo con se stesso ma era di fretta. Aprì la porta di legno della focacceria, si guardò attorno e ordinò: un piatto di panelle, un arancino e un bicchiere d’acqua. Doveva, voleva stare leggero. Quando il prete gli aveva dato i soldi per la cena, si era raccomandato. Né tanto, né poco. Mangia il giusto. Era una serata importante.

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Dal molo al mu.ma.

Un giorno di aprile su un molo di Lampedusa mi sono commosso. Microfono a penzoloni e occhi lucidi davanti alle centinaia di persone che sbarcavano con la pelle nera, i piedi nudi, i vestiti zuppi e gli sguardi persi.
Mamme che cercavano i propri figli. Bimbi che cercavano i propri papà. Padri che cercavano gli spezzoni della propria famiglia.
Era uno dei primi sbarchi dalla Libia, un carico di uomini, donne  e piccoli dall’Africa Subsahariana.
Quel giorno, come tutti gli altri giorni da inviato sull’isola, registrai immagini, sequenze, voci, suoni, emozioni, paure. Ma in un servizio televisivo da un minuto e mezzo, c’è spazio appena per 25-30 inquadrature. Nulla, rispetto a  tutto quello che viene filmato.
Da qui, un’idea che oggi si è trasformata in realtà. Continua a leggere


Il signore di Argyll

Quella sera il signore di Argyll si addormentò tranquillamente. Anche se era stata un giornata dura, la più dura degli ultimi  anni. 
Quasi non ricordava più il giorno in cui aveva cominciato a governare quel pezzetto di terra scozzese.
Era il 1701, anno più, anno meno. Aveva iniziato subito alla grande. Come nel suo stile.
La prima ribellione della sua gente era stata repressa nel sangue.
Il suo agguerrito esercito, sguinzagliato per le strade di quella città portuale, aveva ridotto al silenzio le proteste.
Poi aveva innalzato tasse e tributi ma era stato abile a salvaguardare i privilegi dei nobili, incrostati da tempo immemorabile. Sapeva che ogni poveraccio era legato a doppio filo ad un aristocratico e che quindi non avrebbe fiatato. Continua a leggere


Sincronici(t)tà

La signora Mirella è morta così come aveva vissuto negli ultimi anni. Sola.
Ormai trascinava i suoi anni in un appartamento acquistato tanto tempo fa.

Le figlie non le telefonavano quasi nemmeno più. Troppi litigi, troppi scontri, poco amore. Eppure la signora Mirella aveva bisogno di cure. Insulina, per mettere il silenziatore al diabete.
E così un gruppo di vicini di casa si mise a fare volontariato sul pianerottolo. Chi le teneva compagnia, chi le faceva la spesa, chi le praticava le iniezioni.
Andò avanti così per una manciata di settimane, le più sorprendenti nell’ultima parte della vita di Mirella.
Un giorno, però, avvenne ciò che era previsto da tempo.
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Tra Indianapolis e ostetricia su un taxi cubano

Solo davanti al cofano alzato e al fumo bianco sputato dal motore, il ragazzo riesce a riavvolgere il nastro di quella assurda mattinata.
Ha dormito poco e s’e’ alzato presto. Ha fatto bene e lo ha capito quando la sua compagna ha gridato aaaaahrggggggh e si è presa il pancione tra le mani.
“8 novembre, forse cade il governo, sicuro divento padre di due gemelli” , il suo assurdo pensiero.
E’ salito in macchina, la ragazza alla sua destra, l’altro bimbo stretto al seggiolino.
E poi ha cominciato a spingere. Come solo nei film.
Prima, seconda, frizione, sgasata, terza, frenata, seconda, sgasata, quarta, quinta. vai, vai, vai. Quattro frecce, una sciarpa fuori dal finestrino, il clacson sotto il dito.
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