Panchina con vista


Appena comincia a parlare capisco che anche lui viene da lì.
Ce l’ha con l’amministrazione comunale, con il 320 che non passa mai e magari poi passano tre 201 attaccati, con le pensiline dei bus che non servono a niente perchè non ripararno più nè dalla pioggia nè dal sole, con la pubblicità invadente, con i sindacati.
Mugugna come solo quelli di Genova sanno fare.
I suoi 80 anni sono rigati dalle lacrime per una moglie persa da poco, dopo 59 anni di matrimonio. E si ritrova anche lui qui, a Roma,  sulla panchina del parco dove porto a giocare mio figlio.
A 500 chilometri di distanza da Genova.
Si chiama Mario e mi dice:
“Vedi, Roma è la città più bella del mondo. Qui puoi avere addirittura una casa con vista sul Colosseo. Sarebbe meraviglioso: apri le finestre un giorno e vedi il Colosseo; il giorno dopo, vedi il Colosseo, il terzo giorno, il Colosseo. Ma tutti i giorni è uguale.
Il mare, invece. Un giorno lo vedi verde, striato, bianco compatto, blu, la notte è nero, il giorno dopo grigio. Arrabbiato, furente, in tempesta, e poi calmo, tranquillo, danzante. Il mare insomma è un’altra cosa. E ti mancherà per sempre”.

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