Next stop:iceland

C’è questa storia che gira e che pochi raccontano. Viene tramandata da facebook, siti ribelli, qualche giornale, nessuna tv. E’ la storia di un’isola un tempo ricca.  Tra il 2000 e il 2008, l’Islanda vive un boom economico senza eguali nel mondo occidentale: la borsa in 6 anni cresce del 900% e il PIl oscilla tra il 5% e il 6% . Tutti stanno bene, il denaro gira, le imprese investono, i cittadini consumano.
Al centro di questo miracolo economico tre banche: Landbanki, Kapthing e Glitnir. Sono state privatizzate e offrono tassi altissimi, attirando soldi da tutto il mondo. Soprattutto da Olanda e Gran Bretagna. Queste tre banche, però, in silenzio stanno accumulando anche debiti per una serie di ardite speculazioni finanziarie. E quando arriva la crisi,  il sistema crolla.
A fine 2008 il governo deve dichiarare la bancarotta e bussa alle porte di Fondo Monetario Internazionale  e Unione Europea. La ricetta è la solita: lacrime e sangue per ripianare un debito di 3 miliardi e mezzo di euro. Il governo islandese studia il modo per pagare i creditori e l’idea è questa: un prelievo straordinario sulla popolazione.
Ogni cittadino islandese avrebbe dovuto pagare 100 euro al mese per 15 anni con un tasso di interesse del 5,5% annuo.
Un debito contratto da banche private, in sostanza, viene spalmato su un intero popolo, ipotecandone il futuro.
Gli islandesi sono gente calma ma questa volta si arrabbiano e non poco. Quattordici settimane di manifestazioni portano alla caduta del governo. Il nuovo esecutivo ripropone la supertassa ma il Presidente della Repubblica si rifiuta di ratificare la legge e indice un referendum.
E a questo punto la storia si fa leggenda. Siamo a inizio 2010. Olanda  e Gran Bretagna minacciano di isolare economicamente l’isola. Il rischio è di diventare la Cuba del circolo polare artico. “Ma se accettiamo queste condizioni-dice il Presidente della Repubblica- diventeremo la Haiti del circolo polare artico”
Il 93% degli islandesi volta le spalle ai creditori, all’Unione europea e al Fondo Monetario Internazionale.
L’FMI ritira gli aiuti mentre la magistratura islandese mette sotto inchiesta banchieri e manager che avevano portato il paese al tracollo.
Il resto è cronaca di questi giorni. Nel turbine di una rivoluzione morbida e democratica si decide di mettere mano anche alla Costituzione. Vengono elette 25 persone. Una piccola Assemblea che sta redigendo la nuova Carta in crowdsourcing: mail, social network e dirette in streaming delle riunioni per far partecipare i cittadini e raccoglierne le proposte. Tra qualche mese il nuovo testo verrà sottoposto al popolo islandese.
Nessun paragone è possibile con questo piccolo esperimento tra i ghiacci e  i vulcani. La popolazione totale dell’Islanda è di 400 mila abitanti, quasi come Bari.
Ma se qualcuno pensa: “Faremo la fine della Grecia”, si sbaglia di grosso. Si può anche fare la fine dell’Islanda.

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Informazioni su Marco Bariletti


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