Occhio per occhio

Ci sono cose che capisci quanto sono importanti, solo quando sei vicino a perderle. 
Mi hanno ferito ad un occhio e ho avuto paura. E così mi ritrovo in un ambulatorio per l’ennesima visita di controllo.
Seggioline in plastica rossa e alluminio, aria condizionata spaccata, sul tavolino basso al centro troppe copie di Famiglia Cristiana. Sono il primo ad arrivare e mi metto ad aspettare. Pian piano la stanzetta si riempie.
L’infermiera chiede: “Mangardini Andrea?”. Un anziano signore con gli occhiali scuri si alza, spiega che è appena stato operato all’occhio, che sta aspettando il dottor tal dei tali e poi si risiede.
A quel punto, al signor Mangardini si avvicina un’altra paziente. “Mangardini…scusa, ma ho sentito il nome e mi sono ricordata, ti ricordi di me?”
“Eh…si, Lucia?”
“No, sono la Angela Ronchi!”
“Oh Angela, che piacere! Quanto tempo che non ci vediamo!”
“Eh, si saranno passati ormai 50 anni….”
“50 anni, già. E la Franca, come sta?”
“Anche lei sta bene, insomma. I soliti acciacchi ma sta bene”
Vanno avanti così per un minuto.
Poi Angela Ronchi sceglie una seggiolina vuota vicino a Andrea Mangardini. Oggi hanno 70 anni a testa. Erano compagni di scuola e si sono ritrovati in un ambulatorio oculistico. Parlano un altro minuto, poi si zittiscono.
Muti, in silenzio, senza una parola, una domanda, un guizzo, un’idea di conversazione.
Non sanno come raccontarsi 50 anni passati distanti.

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