Archivi del mese: luglio 2011

Il venditore di aquiloni

Nella G.Fa.Ce.R.V.A. (Grande Fabbrica Centralizzata per il Rifornimento dei Venditori Ambulanti) ci pensano tutto l’inverno.
Che cosa proponiamo agli italiani quest’estate in spiaggia? Il 21 marzo, con lo scoccar della primavera, la decisione viene presa. Rimangono solo tre mesi per avviare la produzione e completare la distribuzione. Deve funzionare per forza di cose così, perchè ogni anno, su tutte le spiagge d’Italia, i venditori ambulanti propongono tutti la stessa novita’, lo stesso prodotto, in mezzo ai soliti occhiali, pareo e collanine.
L’anno scorso sono arrivati i posacenere da spiaggia, trés chic & eco correct; l’anno prima ancora i braccialettini per concentrare le energie positive; l’estate 2009 gli elicotterini luminosi e così via a ritroso, fino ad arrivare alle cinture taroccate de El Charro, di paninara memoria. Quest’anno sono comparsi gli aquiloni da 5 euro. Tessuto e struttura da tenda per campeggio, colori psichedelici, una lenza da pescatore per ancorarli alla mano.

Quest’inverno, nella G.Fa.Ce.R.V.A, devono aver pensato che un aquilone poteva essere una buona idea per il paese che non vola e che non sogna più.

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Padre Pio Palm Beach

A Silvi Marina gli stabilimenti hanno nomi che richiamano gli States. Waikiki, Florida, Lido Beach, Moby Dick. Uno in fila all’altro, quasi tutti uguali tra sabbia, ombrelloni, sdraio, giochi per bambini e piccoli bar.
L’Adriatico omogeneizza.
Poi all’improvviso, tra uno stabilimento e l’altro, te lo ritrovi di fronte.
Un altarino all’aperto per San Padre Pio da Pietrelcina, pieno di lumini, fiori, ex voto. La statua in bronzo è alta il doppio della Madonna e del Cristo che le stanno ai lati, la metà delle due palme che la circondano.
Davanti all’altarino, sei panche, disposte in due file da tre.
Come se fosse una chiesa, anzichè una spiaggia.

Scimiotta gli Stati Uniti ma ha sapor di Sudamerica, questa striscia di Abruzzo.


Up patriots to arms!

Da un’intervista a Franco Battiato sull’Espresso:

“Il paese è diviso in tre micronazioni. Una schifosa, un’altra disillusa, che se ne frega di chiunque, e l’ultima che è eccezionale. E’ incredibile che nessuno abbia fatto una rivoluzione per liberarsi di manigoldi e cricche”.

E tu che stai leggendo, in quale micronazione vivi?


Occhio per occhio

Ci sono cose che capisci quanto sono importanti, solo quando sei vicino a perderle. 
Mi hanno ferito ad un occhio e ho avuto paura. E così mi ritrovo in un ambulatorio per l’ennesima visita di controllo.
Seggioline in plastica rossa e alluminio, aria condizionata spaccata, sul tavolino basso al centro troppe copie di Famiglia Cristiana. Sono il primo ad arrivare e mi metto ad aspettare. Pian piano la stanzetta si riempie.
L’infermiera chiede: “Mangardini Andrea?”. Un anziano signore con gli occhiali scuri si alza, spiega che è appena stato operato all’occhio, che sta aspettando il dottor tal dei tali e poi si risiede.
A quel punto, al signor Mangardini si avvicina un’altra paziente. “Mangardini…scusa, ma ho sentito il nome e mi sono ricordata, ti ricordi di me?”
“Eh…si, Lucia?”
“No, sono la Angela Ronchi!”
“Oh Angela, che piacere! Quanto tempo che non ci vediamo!”
“Eh, si saranno passati ormai 50 anni….”
“50 anni, già. E la Franca, come sta?”
“Anche lei sta bene, insomma. I soliti acciacchi ma sta bene”
Vanno avanti così per un minuto.
Poi Angela Ronchi sceglie una seggiolina vuota vicino a Andrea Mangardini. Oggi hanno 70 anni a testa. Erano compagni di scuola e si sono ritrovati in un ambulatorio oculistico. Parlano un altro minuto, poi si zittiscono.
Muti, in silenzio, senza una parola, una domanda, un guizzo, un’idea di conversazione.
Non sanno come raccontarsi 50 anni passati distanti.


L’odore dei lacrimogeni

E’ stato un attimo. Mi è squillato il telefono, mi sono guardato in giro, ho visto che la nube bianca latte era svanita, e mi sono tolto la maschera antigas. Non dimenticherò mai l’odore, la sensazione di prurito dentro al gola, ti viene quasi da sognare di avere delle mani che grattano tra la faringe e i polmoni.
E’ solo una mia piccolissima istantanea della battaglia in Val di Susa. Tre ore in mezzo. Da una parte scudi, manganelli e caschi, lacrimogeni, idranti e pallottole di gomma. Dall’altra cappucci neri, maschere da subacqueo, fazzoletti zuppi d’acqua su bocca e naso, pietre, bottiglie  e bastoni.

Il servizio del Tg1


G di Genova

Una grande galoppata: gaia, galvanizzante, giocosa. Giriamo di giorno, come girandole gonfie o giullari goffi o gocce glaciali. Gongolanti per la gioia,  gridiamo come gradassi gradevoli che gustano la grazia di guardare un grifone.
Guidiamo senza guinzaglio, come gabbiani e gatti, galeotti e gendarmi, gitani e giramondo, generali, geishe, giannizzeri o giocatori. Gestiamo gadget  e gag per il gruppo che guarda mentre giungiamo. Una gravidanza gemellare giustifica giracapo ma gentilmente gestiamo il ghigno e già giochiamo.  
Giubilo! Grido! Guizzo gutturale a guisa di una gita a Genova.