London calling, let’s tachi!

Dovevano essere una pinta di birra e la maglia di un concerto. E invece, i compagni di viaggio di questa Londra 2011, sono stati loro: una confezione di tachipirina 1000 e un termometro elettronico.
Salgo sul volo easyjet delle 21.15 che già so di avere 38. In aereo tremo come se ebola si fosse impossessato di me. Tachi, sudata, tachi.
Quando scendo dal Gatwick express è passata la mezzanotte. Il mio amico è lì che aspetta. Vede gli occhi e capisce che l’sms con scritto “guarda che ho la febbre” non era un’esagerazione.
Ma nonostante tutto, sono qui e me la gioco. Magari domani starò meglio, penso.
Invece no. Tutto il giorno a letto. Tachi, sudata, tachi. E’ sabato, il concerto sfuma e il tempo a Londra sta quasi per svanire.
La mattina dopo va molto meglio. E così, alla fine di un’ epica fuga musicale a Londra, rimangono una passeggiata domenicale, un paio di anfibi nuovi, due pinte di guiness e tante chiacchiere con un amico.
Poteva andare peggio, dai. <!–

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